Pagina 72: il riposo del Guerriero

Alle volte, mi trovo a non-riflettere: un muro e il Nulla attendono dentro di me. Non c’è sorpresa, però: ci ho fatto l’abitudine; mi riprendo quasi subito. Ma non sempre.

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La Gioia di Scrivere (vita) si chiama Wislawa

Oggi, 1 febbraio 2015, ribloggo il primissimo articolo di quest’avventura fatta di lettere e fantasia, parole e immaginazione, assonanze e consonanze, sillabe e perifrasi, La (mia) Gioia di Scrivere Vita – dal nome dell’opera omnia di una poetessa a dir poco eccezionale, l’unica che mi sento di chiamare semplicemente per nome: Wislawa.

A Lei e a tutti coloro che hanno trovato nella sua poesia conforto dalla frustrazione, serenità nell’occhio del ciclone, quiete dopo la tempesta, dedico la mia ispirazione, fugace come un lampo di poesia, a tre anni esatti dalla sua scomparsa.

Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012)

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Che cos’è l’ispirazione?

Secondo il vocabolario Treccani, si tratta di un termine soggetto a molteplici declinazioni. Si legge che “ispirazione” [dal lat. tardo inspiratio onis, der. di inspirare: v. ispirare], è un “intervento di uno spirito divino che, con azione soprannaturale, determina la volontà dell’uomo ad agire o pensare in un determinato modo, o rivela alla sua mente delle verità, spesso stimolandolo e guidandolo a esprimerle con la parola o con gli scritti”; e ancora, per estensione, “ogni impulso o idea felice che sorga nell’animo quasi per suggerimento della divinità” anche se, più genericamente, assume la forma di un “consiglio”; infine, senza lasciare nulla al caso, è definita anche come “stato di entusiasmo, di eccitazione fantastica in cui l’artista crea la sua opera, e il motivo stesso che eccita e feconda la sua fantasia”.

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Io vorrei… Non vorrei… Ma se vuoi…

Scrivo ogni giorno, almeno un poco: mi tiene sveglia, lucida, caustica quando serve, attiva quanto basta, a tratti acida, a tratti iperemotiva – mi pare d’essere fatta d’impalpabile (ma visibile) materia, d’amarezza per l’oggi e di certezza per il domani: lo percepisco, con una sensibilità quasi da lacrima.

L’evidenza delle cose chiama la consapevolezza dell’Io. E teoricamente l’azione, o meglio una non specificata reazione. Onestamente, io vorrei e non vorrei ma, se vuoi, diciamo così.

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Oggi non scrivo…

Oggi non scrivo…ma ascolto.

Ascolto il battito del mio cuore fra pareti di cartapesta, sempre più velata e leggera, incredibilmente più sottile e fragile rispetto ai vecchi tempi passati. Una nuova autocoscienza ne è la causa preponderante, la disistima il suo potente accelerante. Il collante per queste veline di sentimento ed emozione? Continua a leggere

Scrivo, dunque sono.

Ascolto, nel divenire dei giorni, i silenzi che in me si alternano a urla sguaiate, terribili, lugubri, senza fine. La smania d’agire tormenta il mio tempo privo d’azione…e, dunque, scrivo. Scrivo per dimenticare che la mia strada è altrove, per ricordarmi che la speranza è sì un buon inizio ma è anche “una pessima cena”, volendo parafrasare Francesco Bacone e il suo celebre aforisma. Scrivo perché per me è un modo di essere, il mio modo d’esistere e distinguermi, di (ri)trovare me stessa all’interno di una massa contorta di fili sottili, d’avvenimenti spesso privi di contenuto, altrettante volte effimeri, fugaci…

Come poter essere sazi d’azione, di momenti, di intimità e di gioie? Non sono mai abbastanza, non sono mai troppe.

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Ispirazione di un blog: lampi di poesia

Che cos’è l’ispirazione?

Secondo il vocabolario Treccani, si tratta di un termine soggetto a molteplici declinazioni. Si legge che “ispirazione” [dal lat. tardo inspiratio onis, der. di inspirare: v. ispirare], è un “intervento di uno spirito divino che, con azione soprannaturale, determina la volontà dell’uomo ad agire o pensare in un determinato modo, o rivela alla sua mente delle verità, spesso stimolandolo e guidandolo a esprimerle con la parola o con gli scritti”; e ancora, per estensione, “ogni impulso o idea felice che sorga nell’animo quasi per suggerimento della divinità” anche se, più genericamente, assume la forma di un “consiglio”; infine, senza lasciare nulla al caso, è definita anche come “stato di entusiasmo, di eccitazione fantastica in cui l’artista crea la sua opera, e il motivo stesso che eccita e feconda la sua fantasia”.

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