“Svegliatevi, trentenni!” (valido anche per i ventenni)

Implacabile. Immensa. Incontrastabile. “Amata da molti, odiata da molti, ma indifferente a nessuno.”

Questa è Oriana Fallaci. Spirito irrequieto e infelice, giornalista e scrittrice, fervida attivista nonché corrispondente di guerra, era una donna d’indomata indole, dal cuore forte, di strenuo sentimento e audace emozione. Penna velenosa ma arguta, dissacratoria e irriverente, ha rappresentato un modello per chiunque ne conosca sfumature e biografia. Un esempio d’umana virtù, imperfetta e tesa all’erostratismo, immortalità dell’anima.

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Pop-filosofia, la riscossa del sapere a portata di telecomando

È possibile comprendere e spiegare complessi fenomeni sociali partendo dall’analisi di un videogioco o della vostra canzone preferita?

Quest’oggi su L’Undici parlerò proprio di quest’inedita possibilità e del suo enorme potenziale di fronte al bombardamento massmediatico cui siamo tutti (neanche troppo scientemente) sottoposti.

In apparenza tematica da neofiti d’alto scranno, la “pop-filosofia” è in realtà una novità all’interno del panorama culturale italiano destinata a entrare sempre più incisivamente nelle nostre vite, aggiungendo maggiore consapevolezza del mondo in cui viviamo (se necessario) ed un pizzico di coscienza critica in più – perlomeno è quanto mi auguro, affinché la filosofia ritorni alle proprie origini, per l’appunto “popolari”. 

Insomma, sfatiamo i miti del “fruitore passivo” e dell’ “utente allegro”, così tanto cari alla sociologia dei media, e cominciamo a pensare davanti allo schermo del computer di casa o del televisore in cucina!

Non è questa una filosofia di vita alettante?! Scopritelo su Pop-filosofia, la riscossa del sapere a portata di telecomando! Basta un click!

Pensieri (non troppo) brevi e veloci…sono di fretta!

“Un pensiero di qualità dev’essere espresso in non più di dodici righe. Il resto non è altro che straparlare, semplice sproloquio.”

Così dicendo, quest’oggi ho voluto parafrasare una frase letta qua e là sulla rete. Condivisibile o meno, mi ha fatta ugualmente riflettere. A lungo. Ci ho pensato anche se pur sempre nel mio stile (prolissamente) e, infine, sono arrivata ad una conclusione lampante, la mia, personalissima, altrettanto contestabile e parimenti opinabile come quella posta ad incipit.

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Coesistenza pacifica

Sentirsi come un progetto ambizioso perennemente in nuce. Non realizzato, né compiuto: soltanto in parte abbozzato.

Vorrei che il sentimento comune fosse un altro, più entusiasta, più ottimista. Eppure, per quanto mi sforzi, scalfisco quest’impressione soltanto in superficie: la intacco di striscio, inutilmente. Sembra impalpabile, ma in realtà è come una seconda pelle, un’ombra persistente: inattaccabile, ferma e solida, dai contorni il più delle volte definiti, sempre presente ma senza volto. Mi segue, si ferma con me, mi accompagna ovunque, ma non mi prende delicatamente per mano. Infatti, come una presenza sgradita incontrata per strada, mi fissa ossessivamente: è asfissiante, morbosa. Conoscerla è stato un colpo al cuore; riconoscerne l’esistenza un atto di coraggio; sconfiggerla ed eliminarla il mio più alto obiettivo. Infine, ho semplicemente imparato a conviverci: “coesistenza pacifica” è divenuto il mio motto, una condizione che non è possibile soltanto nelle relazioni di potere interstatali, ma anche nella vita di tutti i giorni. Ora lo so. La consapevolezza non è l’anticamera dell’azione, in fin dei conti? Continua a leggere