“O tempora, o mores!” Storie di ordinaria indignazione

Sarà incredibile, eppure quest’oggi è on-line il mio nuovissimo articolo su L’Undici!

Sull’onda di quanto accade nel mondo, un urlo di dolore risveglia in me un bisogno atavico e insopprimibile: quello di libertà sotto ogni sua forma, specie, etnia, colore, età, genere, orientamento e convinzione.

Con occhio attento e orecchio sensibile, ho indagato il mio vissuto, scovandovi sensazioni sgradevoli che difficilmente riuscirò a dimenticare, se non altro per quella loro traccia indelebile lasciata impietosamente lì, a marcire sul mio cuore, come un graffito di cattivo gusto su una tela d’oggetto agreste.

Quelle che racconterò sono storie, mie, vostre. Storie di ordinaria indignazione che traggono dalla mia esperienza sensibile forma e sostanza, sdegno e rabbia per uno dei mali più antichi di tutta la società: il sessismo, la discriminazione di genere riferita in particolar modo al “gentil sesso”.

“O tempora, o mores!” Storie di ordinaria indignazione riguarda tutti noi, chi per un motivo, chi per l’altro. Senza alcuna distinzione.

Buona lettura!

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Danza, o Diva! Corri, o Donna!

Come un fulmine a ciel sereno, oggi ho scoperto l’esistenza di Monique Wittig (1935-2003), teorica femminista, docente universitaria, nonché poetessa e saggista francese di grandissima caratura, ahimè sconosciuta ai più eppure sempre molto attuale.

Portatrice di scelte politiche fortemente contestate all’epoca (propugnava l’abolizione delle categorie di genere, oltre a dichiarare che la società fosse delineata sul costrutto dell’eteronormatività), Wittig si autodefinì una “lesbica radicale”: la sua era una scelta non soltanto sessuale ma anche d’orientamento ideologico ad ampio respiro universalistico, fatto che traspare in ogni sua affermazione, come questa:

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Madri che uccidono figli: un altro punto di vista

In alternativa alla mia visione del mondo così come esposta nel precedente articolo “Madri che uccidono figli”, propongo in qualità di contraltare “Non esistono mamme buone e mamme cattive”, scritto da Deborah Dirani (Donna prima, giornalista poi) e pubblicato ieri su Huffington Post Italia.

Perché un’informazione critica è un’informazione più completa, aggiornata e stimolante.

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