Incontri ravvicinati con la Storia. Oriana Fallaci, una donna nel mito

Lo scorso 3 febbraio sono andata all’anteprima cinematografica di “L’Oriana“. In sala eravamo in sette. Età media: 50 anni (più del doppio dei miei).

Che sia per disinteresse o per semplice pigrizia (la fiction – perché di miniserie si tratta – sarà in onda nei salotti di milioni di italiani comodamente seduti/distesi sul divano di casa propria, il 16 e il 17 febbraio), ho trovato che fosse un vero peccato. Davvero.

Film-ritratto con la regia di Marco Turco (fra gli interpreti Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni), “L’Oriana” tratteggia vivamente la personalità di questa “big” del nostro tempo: una donna appassionata della vita e innamorata della verità.

Il mio nuovo articolo su “L’Undici” parla proprio di Lei.

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Omaggio a Duy Huynh

Un pensiero (non mio) per ogni opera (selezionata) di Duy Huynh, artista contemporaneo vietnamita neo-surrealista.

Mi sono chiesta cosa mi trasmettesse ogni suo soggetto raffigurato…et voilà!

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O Musica, riflesso dell’anima!

“Anche se il tempo passa (Amore)” – Lucio Dalla

“Noi la vita la annusiamo in tutti i posti, ma lei passa senza neanche un ciao…
oppure vola come i ladri sopra i tetti se ci provi non la puoi fermare…

Io lo so perchè da un certo punto in poi le cose cambiano
e so anche perchè amore per me non è mai stato facile…

Anche se il tempo passa, e tu non sei mai la stessa (vita),
la voglia che ho di te non l’ho mai persa
e, se ogni istante ci cambia, se ogni cosa è diversa,
c’è amore e resterà nella mia testa…

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La Gioia di Scrivere (vita) si chiama Wislawa

Oggi, 1 febbraio 2015, ribloggo il primissimo articolo di quest’avventura fatta di lettere e fantasia, parole e immaginazione, assonanze e consonanze, sillabe e perifrasi, La (mia) Gioia di Scrivere Vita – dal nome dell’opera omnia di una poetessa a dir poco eccezionale, l’unica che mi sento di chiamare semplicemente per nome: Wislawa.

A Lei e a tutti coloro che hanno trovato nella sua poesia conforto dalla frustrazione, serenità nell’occhio del ciclone, quiete dopo la tempesta, dedico la mia ispirazione, fugace come un lampo di poesia, a tre anni esatti dalla sua scomparsa.

Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012)

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Che cos’è l’ispirazione?

Secondo il vocabolario Treccani, si tratta di un termine soggetto a molteplici declinazioni. Si legge che “ispirazione” [dal lat. tardo inspiratio onis, der. di inspirare: v. ispirare], è un “intervento di uno spirito divino che, con azione soprannaturale, determina la volontà dell’uomo ad agire o pensare in un determinato modo, o rivela alla sua mente delle verità, spesso stimolandolo e guidandolo a esprimerle con la parola o con gli scritti”; e ancora, per estensione, “ogni impulso o idea felice che sorga nell’animo quasi per suggerimento della divinità” anche se, più genericamente, assume la forma di un “consiglio”; infine, senza lasciare nulla al caso, è definita anche come “stato di entusiasmo, di eccitazione fantastica in cui l’artista crea la sua opera, e il motivo stesso che eccita e feconda la sua fantasia”.

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“Svegliatevi, trentenni!” (valido anche per i ventenni)

Implacabile. Immensa. Incontrastabile. “Amata da molti, odiata da molti, ma indifferente a nessuno.”

Questa è Oriana Fallaci. Spirito irrequieto e infelice, giornalista e scrittrice, fervida attivista nonché corrispondente di guerra, era una donna d’indomata indole, dal cuore forte, di strenuo sentimento e audace emozione. Penna velenosa ma arguta, dissacratoria e irriverente, ha rappresentato un modello per chiunque ne conosca sfumature e biografia. Un esempio d’umana virtù, imperfetta e tesa all’erostratismo, immortalità dell’anima.

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Orologi sciolti. Un breve racconto sconclusionato

Ore fredde mi attendono al varco.

No, sono orologi sciolti. Il tempo è denaro. Beh, non solo. Il tempo è vita, pillole che scivolano via dallo scaffale disordinato del pensile in cucina, imperterrite, rigide nei propri doppiopetti, come gentlemen d’epoche passate…

Corro, respiro affannosamente, mi agito, sudo freddo; mi guardo attorno: solo stelle filanti d’inquietante vivacità illuminano i miei iridi evanescenti, mentre lampeggiano, sbeffeggiandomi, su sfondo color carbone, nero come pece, scuro e opaco come roccia lavica cristallizzata… Bip. Bip-bip. Bip-bip-bip. Bip-bip-bip-bip-bip-bip…

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La semina e il raccolto: umanità per amore

Tanto nel bene quanto nel male, questo incredibile anno sta per terminare, anche se con esso non è detto che problematiche, insoddisfazioni e casi limite vengano trascinati forzatamente in un dimenticatoio fatto ad hoc per l’occasione…in fondo, è pur sempre vero che le festività inducono, come pochi altri momenti all’anno, a stamparsi sul volto un sorriso di circostanza, maschere che all’occorrenza siamo costretti a indossare, se vogliamo evitare d’essere tartassati con domande e quesiti che hanno nell’indiscrezione il proprio alzabandiera personale. Si sa, convivialità è anche condivisione e, volenti o nolenti, si è messi nella scomoda posizione di dover fare i conti con quanto ci circonda, Continua a leggere

I non-riscontri, la non-vita, il mio tutto

È un periodo di insoddisfazione incurabile, quest’ultimo.

Sto diventando sempre più monotematica. Specializzata in “lamentologia applicata”, scriveranno un giorno. Forse. 

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Un treno chiamato Caducità

Ritorno a grande richiesta con un’altra poesia.

Rudi ne è l’autore, io sono soltanto l’umile tramite col mondo esterno: vedo il Bello e il Valevole, lo fiuto con intuito, lo inseguo con insistenza e, infine, lo trovo. Lo scovo in luoghi impensabili, in posti non ammantati d’incanto ma di sofferenza – perché, lo ripeto anche in questa sede, credo nella poetica della bellezza che ferisce, quella autentica, pura, vera, senza orpelli, quella che mozza il fiato e lo lascia lì, a metà. Non tutti concordano, ma in fondo non sto cercando assenso incondizionato: è l’ascolto senza indugi quello che perseguo con tenacia.

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Solo solitudine e poesia, cane della prateria!

Quando non mi sento centrata con me stessa e i miei desideri, quand’anche la terra sotto i piedi viene a mancare, quando una sensazione di precarietà si insinua fra me e i miei pensieri, e non mi permette di respirare se non con affanno, e mi stritola pericolosamente fra le sue spire, sento il bisogno irrefrenabile di buttarmi sulla poesia. Già, la Poesia.

È proprio nell’oscurità che ho scoperto l’apparente semplicità di Saba, l’analogia di Montale, la “gioia di scrivere” della Szymborska: tre autori associati ad altrettanti periodi per me impossibili da dimenticare, volente o nolente. È nella difficoltà e nella mancanza di prospettive che riscopro la Poesia, quella boccata d’aria fresca che ti brucia nei polmoni, che ti fa male quando inspiri ma che ti permette anche di vivere, di continuare a sperare. Nell’oggi, nel domani, all’infinito.

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