Rodney Smith, il René Magritte del XXI secolo

Cielo lattiginoso, atmosfera ovattata. I sensi si acquietano, ogni impulso si placa. Le note di “Bette Davis Eyes” mi portano altrove: seguo il ritmo e scrivo, le dita smaltate che corrono sulla tastiera con misura e senza troppa fretta, il respiro placido, il battito regolare. La frenesia cittadina è lontana anni luce da me. Suggestioni oniriche si alternano a pensieri sottili, dove non c’è ordine apparente se non un inizio e una fine certi, quelli sì.

Non avrei potuto scoprire l’esistenza di Rodney Smith in una giornata più azzeccata di questa.

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