Alba e vento all’orizzonte!

Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”

alba

Dopo tanto incespicare, scorgo quelle dannate ansie, le incertezze del mio passato, e mi ritrovo ad affrontarle nel presente, a scandagliarne l’essenza hic et nunc, a valutarle nella loro semplice nudità. Che goffe, rifletto. Che insulse, mi rimprovero.
E penso a questo celebre aforisma di Seneca, che da anni leggo sotto molteplici forme e salse ma che soltanto ora mi appare per la sua intrinseca, profondissima verità. Come un segreto rivelato, quel significato che prima non si palesava probabilmente perché non volevo vederlo, perché non era il momento giusto, perché mi facevo troppe domande. Troppe sciocche domande.
Quale meraviglia la parola scritta, così apparentemente scarna e così pienamente ricca di senso!

Ora so dove andare. Il vento è favorevole, il mare s’ingrossa, la superficie s’increspa. All’orizzonte, un pallido Sole risorge dalle ceneri della notte.

Vedremo.

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Multitasking vs. singletasking…una cosa alla volta!

In questa placida domenica pomeriggio torniamo con le folgoranti opinioni di Annamaria Testa (su cui mi sono già soffermata in “Resilienza in divenire” – 3 dicembre 2014).

Oggi si parla di multitasking, e in particolare del giudizio fallace sul suo conto. Concetto utilizzato da sempre – perlomeno negli ultimi decenni – con accezione tipicamente positiva, più che altro perché in linea con la frenesia della cosiddetta (sedicente) modernità, ora è giunto il momento di ridimensionarne la portata e scoprirne gli effetti nocivi sulla nostra salute. Dalle stelle alle stalle, dunque. Apice e decadenza, apoteosi e crisi di uno dei pilastri fondanti della contemporaneità.

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