Pop-filosofia, la riscossa del sapere a portata di telecomando

È possibile comprendere e spiegare complessi fenomeni sociali partendo dall’analisi di un videogioco o della vostra canzone preferita?

Quest’oggi su L’Undici parlerò proprio di quest’inedita possibilità e del suo enorme potenziale di fronte al bombardamento massmediatico cui siamo tutti (neanche troppo scientemente) sottoposti.

In apparenza tematica da neofiti d’alto scranno, la “pop-filosofia” è in realtà una novità all’interno del panorama culturale italiano destinata a entrare sempre più incisivamente nelle nostre vite, aggiungendo maggiore consapevolezza del mondo in cui viviamo (se necessario) ed un pizzico di coscienza critica in più – perlomeno è quanto mi auguro, affinché la filosofia ritorni alle proprie origini, per l’appunto “popolari”. 

Insomma, sfatiamo i miti del “fruitore passivo” e dell’ “utente allegro”, così tanto cari alla sociologia dei media, e cominciamo a pensare davanti allo schermo del computer di casa o del televisore in cucina!

Non è questa una filosofia di vita alettante?! Scopritelo su Pop-filosofia, la riscossa del sapere a portata di telecomando! Basta un click!

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2 thoughts on “Pop-filosofia, la riscossa del sapere a portata di telecomando

  1. Il mio pensiero l’ho gia’ espresso in calce al tuo articolo.
    Vale solo la pena di segnalarti (forse pero’ lo conosci gia’) un datato (insomma, datato…
    avra’ 30 anni, forse… e allora io cosa sono? vetusto?) film con il grande Anthony Hopkins
    che si chiama “Instinct” (sottotitolo “Istinto Primordiale”) che in un certo senso, si riaggancia al ragionamento nel mio commento.
    Parla di una cosa che secondo me e’ l’essenza del pensiero: il sapere chi o cosa sei.
    Quando lo sai, tutto e’ piu’ chiaro.
    E’ l’inizio, l’importante; la cosa su cui ragionare e’ sempre l’inizio.
    Un abbraccio.

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    • Sapere chi sei, è conoscere vizi e pregi, obiettivi e valori, peccati e omissioni: è il principio della vita cosciente, l’alba di una seconda esistenza distaccatasi (non solo letteralmente ma anche figuratamente) dal cordone ombelicale del “nido” pascoliano. Richiede pazienza, calma, perseveranza, buona tempra, ferrea volontà, capacità d’autodeterminazione, costante riflessione e solitudine…ebbene sì, specialmente quella, intesa come “sapersi bastare per non dover dipendere mai”, liberazione per dispersione.

      Un abbraccio forte, grazie per il tuo contributo!

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