Danza, o Diva! Corri, o Donna!

Come un fulmine a ciel sereno, oggi ho scoperto l’esistenza di Monique Wittig (1935-2003), teorica femminista, docente universitaria, nonché poetessa e saggista francese di grandissima caratura, ahimè sconosciuta ai più eppure sempre molto attuale.

Portatrice di scelte politiche fortemente contestate all’epoca (propugnava l’abolizione delle categorie di genere, oltre a dichiarare che la società fosse delineata sul costrutto dell’eteronormatività), Wittig si autodefinì una “lesbica radicale”: la sua era una scelta non soltanto sessuale ma anche d’orientamento ideologico ad ampio respiro universalistico, fatto che traspare in ogni sua affermazione, come questa:

Non c’è letteratura femminile per me, non esiste. In letteratura, non separo le donne dagli uomini. Si scrive, o no. Si è in uno spazio mentale dove il sesso non è determinante. Occorre bene che si abbia un spazio di libertà. Il linguaggio lo permette. Si tratta di costruire un’idea del neutro che sfuggirebbe al sessuale.”

Riconosco come gli odierni canoni di “femminilità” siano ispirati a una visione prettamente maschile se non mediatica della donna quale oggetto di una reificazione tanto innegabile quanto galoppante (al contempo permessa dalle stesse “vittime”, dunque voluta e ben accetta?!), ma questo è un discorso che non vorrei approfondire, perlomeno non in tal sede, non adesso. Facciamo poi. Troppe contestazioni mi attenderebbero al varco, troppe polemiche susciterebbe un argomento così fluido e permeabile, inclassificabile proprio perché in continuo movimento.

È mia intenzione, invece, riportarvi uno stralcio di straordinaria bellezza…e mi rivolgo a voi, Donne! Mi rivolgo a tutte coloro che hanno letto “Donne che corrono coi lupi” (libro oramai culto, bestseller mondiale nato dalla sapiente mano di Clarissa Pinkola Estés) e, a maggior ragione, a tutte coloro che non ne hanno mai sentito parlare e che sono naturalmente ammaliate dal mito della “donna selvaggia”, materna e sensuale, sagace e istintuale, impaurita e forte, fragile e costante, forza psichica potente e irrefrenabile, travolgente e incontenibile, spontanea e ribelle.

Un po’ come lo era Monique Wittig, un po’ come lo siamo tutte noi.

donna

O Donna, che sei madre e figlia, casalinga o libera professionista, donna di strada o di salotto, fatta di certezze e di rimpianti, di singhiozzi e di canti…o Donna, che completi e vieni completata, a Te è dedicato questo invito a riflettere, meditare, riscoprirti e rinascere!

C’è stato un tempo in cui non eri schiava, ricordalo.

Camminavi da sola, ridevi,  

ti facevi il bagno con la pancia nuda.

Dici di non ricordare più niente di quel periodo, ricorda…

Dici che non ci sono parole per descrivere quel tempo,  

dici che non esiste.

Ma ricorda.

Fa’ uno sforzo per ricordare.

O, se non ci riesci, inventa.

(Monique Wittig, “Le guerrigliere”, 1996)

Fanne buon uso e…ricorda!

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2 thoughts on “Danza, o Diva! Corri, o Donna!

  1. Credo di non riuscire a stare nelle famose 12 righe, ma cerchero’ di essere stringato.
    La tematica e’ molto interessante e la persona certamente fuori dalla norma femminile considerando il periodo storico e le leggi maschiliste del tempo (anche se devo dire che nella prima meta’ del 900, sembra siano vissute donne di molta piu’ sostanza – e praticamente in tutti i campi dell’arte, scienza, politica sociale ecc. – rispetto ai tempi cosiddetti moderni).
    Sono molti anni che ragiono ANCHE sulla situazione femminile (pur appartenendo all’altro genere), sia per motivi personali che per ragionamenti interiori DERIVANTI e non.
    Il problema e’ indubbiamente tuttora attuale, vuoi per (cosiddetta) “cultura”, vuoi perche’
    il potere (maschile) oltre ad avere interesse economico e sessuale che questo sia e resti, proprio non ci arriva col cervello, in quanto difficilmente l’uomocosìchiamato, per sua (in)naturalita’, tende a non immedesimarsi negli altri e nelle loro difficolta’ – leggere guerre, sfruttamenti di vario genere, schiavismo, distruzioni, affamamenti ecc. (fatte salve le parecchie ma minoritare eccezioni maschili di altissimo livello, guarda caso quasi mai al potere e/o delegati a compiti minori, o, se al potere, eliminati fisicamente).
    Secondo me bisognerebbe agire alla base, da parte delle donne, soprattutto nei confronti
    dei figli (maschi) insegnando loro il rispetto verso il genere femminile, perche’ se guardano
    la figura paterna, possono aspettare un bel pezzo (e mi ci metto anch’io nel mazzo…).
    Questo perche’ l’ambito familiare (quando esiste) e’ il primo e piu’ importante esempio della vita che poi si condurra’.
    Qui si aprirebbe una discussione, peraltro, anche sulle coppie di fatto e/o lesbiche/omosessuali e/o single in relazione all’educazione dei figli (maschi).
    Troppo lunga da sviscerare in maniera compiuta; posso dire pero’, che quasi generalmente tali persone proprio per la loro “atipicità sociale” (che le statistiche, dicono, diventerà norma, in futuro), tendono essere, in relazione all’argomento, molto piu’ equilibrate delle coppie “denominate” etero. Ciò in ragione di una morale di vita diversa e meno legata, per citare un esempio e solo uno, a schemi ecclesiastico-sociali (ma anche qui ci sono un miliardo di distinguo…) oltre che, soprattutto, ad un percorso sulla propria pelle che le stesse hanno intrapreso in relazione all’ESSERE e al RISPETTO SOCIALE.
    Concludendo il pensiero: posso dire, della poesia – bellissima – che la Wittig ha scritto, personalmente interpretandola in maniera assolutamente a-generica e applicabile a qualsiasi essere umano anche ad altri livelli, situazioni e condizioni sociali, in ragione del fatto che, come diceva lei “Non c’è letteratura femminile per me, non esiste. In letteratura, non separo le donne dagli uomini…”. E la vedo anche io cosi’ e non solo in letteratura.
    Per quanto tu scrivi e per come l’ha scritta, oltre ad essere uno sprone verso la donna, certamente l’aveva gia’ pensata e digerita anche come tentativo di miglioramento assoluto del genere umano (termine maschile, derivante da homo – uomo – ma guarda un po’ …).
    Grazie dello spazio.
    (Troppe righe ?)

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    • Che dire? Un intervento insuperabile, il tuo, per profondità e argomenti trattati, un contributo che apre mille orizzonti di discussione e, parimenti, di riflessione! Inutile dire quanto abbia apprezzato il parallelismo tra la vita in ambito familiare e quella condotta come singolo separato dal nido: la prima viene presa come modello su cui poi plasmare il proprio nucleo coniugale, nonché il proprio ruolo genitoriale. Purtroppo, è sciaguratamente vero quanto affermi: il rispetto per il genere femminile, il considerare la donna non semplicemente come un ammasso piacevole di carnealpuntogiusto, non è per niente scontato e dovrebbe essere insegnato, appreso, rielaborato, interiorizzato dal figlio. Un bambino non assorbe discorsi quanto piuttosto piccoli gesti d’amore, pratiche prese di posizione, comportamenti, modi di porsi… Paradossalmente le famiglie arcobaleno sono più attente a introiettare nel bambino maggiore tatto nei riguardi della “questione femminile”: ecco perché non vedo quale sia l’ostacolo al riconoscimento (perlomeno civile) del loro amore, spesso più sincero e sentito di quello etero, proprio perché lontano dalla cultura sociale preponderante, misogina e rigida nelle sue categorie di pensiero. E’ ammirevole, d’altro canto, un simile commento da parte di un esponente dell’altro genere: la tua flessibilità mentale è una virtù in piena regola, da preservare con tenacia e delicatezza!

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