2 thoughts on “Restano tre cose (memento)

  1. Come sempre, un intervento educato, educativo, dolce e coeso, il tuo.
    A proposito di danzare, ti consiglio, se non l’hai già letto, Dance dance dance di Murakami Haruki, pubblicato quando era ancora lontano dal suo successo Bananayoshimotesco (passami il termine terribile), almeno qui da noi.

    […] “Ma cosa devo fare allora?”
    “Danzare” rispose “continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? Devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano”.
    Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro.
    “Danzare è la tua unica possibilità” continuò “devi danzare, e danzare bene. Tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finchè c’è musica, devi danzare!” […]

    Un bacio,
    Valentina

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    • Valentina, non sai quanto apprezzi i tuoi interventi, sempre così ben dosati e brillantemente congegnati…in particolare, quest’ultimo (lascia che lo ammetta pubblicamente!) mi giunge festoso a conferma del tuo elevatissimo grado di sensibilità e profondità!
      Ahimè, purtroppo di Murakami Haruki avevo cominciato disastrosamente a leggere “Kafka sulla spiaggia”, un libro dal titolo a dir poco accattivante che, però, è entrato nella mia vita forse un po’ troppo presto, anzi sicuramente nel momento meno propizio – a ciò mi sento in dovere d’aggiungere che non credo nel “troppo tardi”, anche perché (fino a prova contraria) non è mai troppo tardi per dedicarsi alla scoperta di nuovi, sconosciuti orizzonti di senso! Mi sono ripromessa più e più volte di riprenderne la lettura al più presto, ma sai bene come sia difficoltoso prendersi del tempo per sé, per danzare, per approfondire, per svolgere qualsiasi attività che richieda il bastarsi, riappropriazione e conciliazione al contempo…
      Seguirò comunque il tuo consiglio (indirettamente quello di Haruki stesso), e comincerò ad abbandonarmi con leggerezza al flusso degli eventi che mi circondano, senza blocchi né paure…

      Grazie per le parole spese, ma soprattutto per il tuo tempo!

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