Rodney Smith, il René Magritte del XXI secolo

Cielo lattiginoso, atmosfera ovattata. I sensi si acquietano, ogni impulso si placa. Le note di “Bette Davis Eyes” mi portano altrove: seguo il ritmo e scrivo, le dita smaltate che corrono sulla tastiera con misura e senza troppa fretta, il respiro placido, il battito regolare. La frenesia cittadina è lontana anni luce da me. Suggestioni oniriche si alternano a pensieri sottili, dove non c’è ordine apparente se non un inizio e una fine certi, quelli sì.

Non avrei potuto scoprire l’esistenza di Rodney Smith in una giornata più azzeccata di questa.

Fotografo di professione e docente di fotografia (a Santa Fe, New Mexico), è il maestro del surrealismo non pittorico, fatto di scatti ben congegnati e prospettive geometriche perfettamente costruite. Inscritto in un trionfo di simmetria e sogno, sotteso da un che di stupefacente e inimitabile, è il René Magritte del nostro secolo, magnetico e spaesante come il pittore belga di Lessines. Lontano dal qui e ora, fuori dal tempo e dallo spazio, al di là d’ogni schema precostituito, è uno sperimentatore con un unico obiettivo: traslare i sogni dal mondo onirico alla realtà (anche se non di tutti i giorni).

Rene Magritte, 1967

[René Magritte, un ritratto di Lothar Wolleh]

Scenari che disorientano il neofita di turno (l’effetto è voluto, suppongo) si alternano ad atmosfere da “Alice nel Paese delle Meraviglie“, laddove principalmente bianchi e neri – ma talvolta anche colori, meno utilizzati ma non totalmente disdegnati – si mescolano sapientemente tra un certo gusto per l’incomprensibile e una particolare predilezione per personaggi imperscrutabili, spesso coi volti nascosti oppure ripresi da una prospettiva estraniante (infatti, non è così inconsueto scorgere soltanto la nuca del soggetto ritratto). Una complessità di fondo, coniugata all’apparente semplicità cromatica, che Smith spiega così:

“Il bianco e nero è come una struttura architettonica che rispecchia le fondamenta del nostro essere, del nostro sentire. Potremmo paragonarlo alle travi portanti di un edificio. Evoca l’essenza dell’esperienza vissuta. E questo è un aspetto di fondamentale importanza. Ma c’è di più: sul piano emotivo è, a mio parere, molto più intenso del colore. Non ne sono sicuro, ma credo che tragga la sua forza dalla nostra percettività visiva. Il colore si ferma all’apparenza delle cose. Può essere veramente bello, delicato, meraviglioso a suo modo, ma è totalmente diverso”.

Dinanzi ai suoi scatti di straordinaria armonia, l’inquietudine arriva prima, lo stupore poi: alla fine, sono incanto e meraviglia a chiudere il cerchio, facendo pervenire al senso più recondito di questi piccoli capolavori al confine fra arte e realtà.

Difatti, intento di Smith è quello di trascendere l’impalpabile materia del sogno, per renderla a portata d’uomo, visibile a occhio nudo. Visibile ma non per questo comprensibile. Smith ama giocare con i limiti dell’uomo e della sua percezione, tanto da proporre un nuovo modo di vedere, lontano da ogni parvenza di razionalità e “normalità”.

Il messaggio del suo lavoro è essenzialmente questo: “Vogliate guardare la realtà sotto, sopra, dentro, fuori, sottosopra, ovunque! Non fermatevi all’evidenza delle cose! Indagate e andate oltre lo scibile umano!” (le parole sono mie). Nessuna prospettiva è sbagliata, come nessuna è giusta. L’onniscienza, in fondo, non è prerogativa umana, ma il consapevolizzare questo potrebbe essere ciò che più ci avvicina al divino.

“Relativismo” è la chiave di volta, per comprendere tutto come nulla, o perlomeno per capire Rodney Smith.

Che sia caustico nei riguardi altrui…

q

…o autoironico

y

Kafkiano

r

…o sfuggente

e

Osservatore

i

…o voyeur

o

Cercatore d’infinito o scopritore di nuovi orizzonti

p

Fiabesco

t

…o coi piedi ben saldi a terra,

w

Rodney Smith invita a indagare il proprio subconscio, quel brodo primordiale che ci rende individui e persone, animali e mostri, res cogitans e istintualità, e lo fa nel miglior modo possibile, ovvero rendendoci partecipi dei suoi sogni e dei suoi incubi, tutti racchiusi nelle sue foto, attimi di incredibile bellezza.

s

Altre sue opere sono sul sito http://rodneysmith.com/portfolio.

Buona visione…e buon viaggio!

a

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