Oracolo, mon amour!

Fermi tutti!

Rob Brezsny.

rob_brezsny

Vi dice qualcosa? Allora non potete fare a meno di leggere questo articolo! (Ovviamente è utile anche per chi non dovesse conoscerlo: colmare le proprie lacune o semplicemente dedicarsi un attimo d’amor proprio per espandere la propria cultura generale, non ha prezzo, soprattutto in rete!)

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, si tratta del curatore dell’oroscopo di Internazionale (crogiuolo di notizie provenienti dal mondo intero, raccolta di stralci di giornale, articoli dei quotidiani più popolari del globo su politica estera, ecologia, curiosità, opinioni, attualità).

Ah, l’oroscopo! Un mucchio di sciocchezze e fandonie!Ebbene, NO! Questo è speciale, diverso, particolare, atipico. Non ci sono Saturno o Giove, non figurano neanche i tanto quotati Marte e Venere, con buona pace dei rimanenti cinque pianeti.

…e va bene, lo ammetto: anch’io, come tanti altri del resto, non risparmio critiche alle varie sezioni d’astrologia, alle più disparate “rubriche dalle stelle” e ai sedicenti divinatori dei giorni nostri, ma Rob Brezsny non è nulla di tutto ciò. No, non è il solito autore di frasi fatte e cliché della peggior tradizione televisiva (non faccio nomi). E non è nemmeno il classico millantatore che vende luoghi comuni e ovvietà. L’aria fritta e rifritta non fa per lui; le minestrine riscaldate tanto meno (gusti culinari a parte). Nessuno scopritore d’acqua calda in vista, nessun rappresentante di stereotipi gratuiti all’orizzonte.

Rob Brezsny si definisce un “poeta mancato”: è un inguaribile creativo, un curiosone per natura, un artista per passione, il cui desiderio più grande era quello di “ispirare le masse” (ha tentato anche la strada musicale per raggiungere lo scopo, fermandosi poi per mancanza di fondi).

Com’è che diventato cultore della materia? Chi gliel’ha fatto fare? A quanto pare, a spingerlo nella direzione dell’astrologia è stata la necessità: non di una fantomatica elevazione spirituale (no di certo!), ma di un guadagno. Che fosse fisso. E stabile. E regolare. Dunque, una scelta del tutto razionale verso l’irrazionalità (apparente). Lui stesso racconta: La prospettiva di essere pagato per scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, era entusiasmante. E l’idea di avere uno stipendio regolare lo era ancora di più. (…)Inoltre, non poteva rivelarsi più umiliante degli altri lavori che ero stato costretto a fare. “È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve farlo”, fu lo slogan iniziale della campagna per convincere me stesso. (…) Fu allora che decisi di diventare un poeta sotto mentite spoglie.

Onestà intellettuale e ricerca continua sono i pilastri della sua vita. Impossibile non apprezzarlo.

Ecco la sua incredibile storia che, giunti alla fine, non può che farci sospirare “Ah, ma allora c’è speranza per tutti!”. Fra autoironia ed estrema trasparenza (non fa mistero del proprio passato trascorso fra sostanze psicotrope, definite “esperimenti psichedelici”, e sesso tantrico), quella dell’uomo del giorno (non dell’anno, perlomeno non per il Time) è una storia che ha dell’assurdo, del giocoso ma anche dell’ingegnoso.

Reinventarsi non è certo da tutti, ma da Rob Brezsny sicuramente sì.

…et voilà: Il mio primo oroscopo (Questo articolo è posto a prefazione di Roboscopo. Tutta la verità sui segni zodiacali dall’astrologo di Internazionale (Rizzoli), il meglio di dieci anni di oroscopi di Rob Brezsny.)

Qua di seguito, invece, qualche passo che ho trovato a tratti illuminante, a tratti geniale, un po’ da beat generation, un po’ Kerouac, un po’ Bob Dylan. Una miscellanea perfetta.

(…) mi cadde l’occhio sulla parete sotto il distributore di salviette di carta e vidi una scritta affascinante. “Sono stato Santa Cruzifisso e ho Californicato”, diceva, “e mi sembrava di essere in paradiso”. Fui percorso da una scarica di energia kundalini. Ero abituato a cavalcare le onde della sincronicità, collezionare coincidenze significative era il mio hobby. Ma quello scarabocchio sul muro era un’onda di sincronicità straordinaria. (…) Chiunque fosse, lo strano angelo che aveva scarabocchiato quelle parole sembrava averle pescate direttamente dal mio subconscio. L’idea che esprimevano corrispondeva esattamente alle mie speranze e alle mie paure. Lì [a Chapel Hill, città universitaria] non sarei mai stato nient’altro che uno sciroccato, un incrocio tra lo scemo del villaggio e un fenomeno da baraccone vagamente divertente. In quel momento si decise il mio destino.

(…) esistevano altre realtà oltre alla piccola nicchia che ognuno di noi occupa normalmente. I miei esperimenti psichedelici non fecero che confermare questa certezza. Man mano che mi convincevo che la mia educazione formale mi aveva tenuto nascosti nove decimi della realtà, mi misi alla ricerca dei testi che documentavano l’esistenza della parte mancante.

William Carlos Williams [poeta] mi aveva insegnato molto sull’arte di cogliere la bellezza concreta. Adoravo questa sua poesia: “Così tanto dipende /da una / carriola rossa / laccata dall’acqua / piovana / accanto alle galline / bianche”. Williams era il migliore dei poeti materialisti. Le sue opere mi aiutarono ad affinare le mie percezioni e a rendere il mio linguaggio più vigoroso. Ma il mio amico Blake [William Blake, anch’egli poeta] mi diede i fondamenti teorici grazie ai quali potevo ribellarmi a Williams e salire a un livello più alto. Secondo Blake, i mondi che sogniamo nella nostra immaginazione potrebbero essere più reali della carriola rossa. (…) Più reale di una carriola rossa, Blake mi dimostrò che c’era un’altra via d’accesso alla quarta dimensione: essere un artista creativo, sforzarsi con ogni mezzo di disciplinare e sovralimentare il motore dell’immaginazione. Fu una scoperta estremamente piacevole. Compresi che la passione che avevo di giocare con la musica, la lingua e le immagini poteva combaciare perfettamente con il mio desiderio di bighellonare nei Campi Elisi.

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