Manifesto dell’Essere: bianco e nero

Una perfetta unità, la ricerca di un sistema coerente sono segno di una vita personale povera di risorse, schematica e insulsa, come lo sono anche le contraddizioni dovute all’estro del momento o al paradosso facile. Solo le grandi e insidiose contraddizioni, le insolubili antinomie testimoniano una vita spirituale feconda, perché soltanto in esse il flusso e l’abbondanza interni trovano modo di realizzarsi.

(Emil Cioran, Contraddizioni e inconseguenze)

Essere o non essere: questo è il problema. Ebbene, io ho deciso di “non essere” temporaneamente per poter “essere” e stare qui e ora, perché l’azione mi è impedita… Per fortuna, il Pensiero, quello sì, sopravvive, capace di mirabolanti imprese, così come di passività “a comando”: in questo contesto non ho molte alternative.

Mi limito per attenermi a delle sciocche convenzioni sociali, quand’anche ogni particella del mio corpo mi grida a pieni polmoni di ribellarmi allo status quo: mai latinismo è stato più terribile e irto d’asperità come questo. Mi adeguo, semplicemente per evitare sanzioni ancora più dure di quelle che ho già patito. Mi livello, perché fare diversamente avrebbe come contraltare l’essere etichettati in maniera irreversibile. Emarginata. Strana. Esclusa. Bizzarra. Isolata. Stravagante. Reietta. Rifiutata. In breve, sola.

È soltanto per poco, mi dico. Tutto questo avrà fine, mi convinco. Abbi pazienza, perché saper aspettare è l’anticamera d’ogni autorealizzazione che si rispetti, mi rincuoro. La verità è che rinunciare a essere per questioni circostanziali equivale a una morte cerebrale lenta e inesorabile: ecco perché confido nelle braci che covano sotto la cenere, fenice nella quotidianità, aspettativa di rinascita e resurrezione. Palingenesi e purificazione, dopo passività e inattività autoindotte.

fenice

Vivere così, nell’attesa di tempi migliori, non è più semplice: è soltanto necessario. Ripiegarsi sul presente è un atto dovuto: concentrarsi sul problema, risolverlo per poi eliminarlo una volta per tutte. Un atto dovuto. Né più né meno.

Lascia dormire il futuro come merita. Se si sveglia prima del tempo, si ottiene un presente assonnato. (Franz Kafka)

Chi meglio di Kafka può condensare l’essenza di un vivere nella “surrealtà”? (Mi si passi il neologismo, forse improprio ma indubbiamente più chiaro d’altri termini per specificare un sotto-prodotto a tutti gli effetti, annessi e connessi, della cosiddetta “realtà” in senso stretto)

Non essere ora per essere domani. Procrastinazione che limita le emozioni del presente? Sì, indubbiamente. Soluzione poco brillante per sopportare le problematicità dell’esistenza? Certo, ne sono consapevole. Incapacità e debolezze proprie della mia persona? Senz’altro.

Perché non cambi prospettiva?, mi è stato chiesto. La verità è che (per ora e per ora soltanto) mi accontento. Mi delizio nell’attesa, mi realizzo nelle incongruenze. Vivo milioni di altre vite, fughe da una realtà che mi sta stretta, che mi soffoca e mi debilita. È destabilizzante e sfibrante, ma anche estremamente stimolante: come gli ostacoli creativi (vedi articolo: “Resilienza in divenire“) nutrono la mente e affilano l’ingegno, allo stesso modo le contraddizioni e le antinomie mi hanno portata a riconsiderare il tutto come ineluttabile, fatale e, per questo, estremamente accattivante.

Conosco migliaia di gradazioni esistenziali, infinite (e non cinquanta) sfumature di grigio, le ho provate tutte sulla mia pelle – alcune sono state piacevoli, mentre di altre conservo un pessimo ricordo, eppure non riesco a fare a meno di vivere gli estremi e negli estremi: bianco e nero costellano il mio vissuto, alternandosi regolarmente all’interno della mia esperienza sensibile.

Creo e distruggo. Apprendo e dimentico. Mi consumo nell’amore, come pure nel risentimento. Indispongo e innervosisco, ma so anche entrare nel cuore di chi spende tempo e dimostra disponibilità nel conoscermi, pazienza nel sorprendermi, curiosità nel scandagliarmi. Dono nell’abbondanza e nell’indigenza, tolgo però se necessario. Sono capace di estremo distacco e disinteresse, ma mai di imperturbabilità. Tutto ciò sempre in maniera non curante, ma non indifferente (Man Ray).

Un’assonanza di discordanze, disarmonia nell’antinomia, squilibrio ricondotto fra estremi, varietà nell’eterogeneità. Contraddittoria. Irriducibile. Inconciliabile. Non schematizzabile né definibile.

Sono così, e mi piace.

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