Resilienza in divenire

Bazzicando qua e là sulla rete fra innumerevoli pagine e altrettanti siti, ho scovato con mio gran stupore un utilissimo articolo dalla carica espressiva a dir poco straordinaria, essenzialmente perché speranzoso a non finire e illuminante come pochi altri, forse per il semplice fatto d’essere stato scritto senza troppe pretese o velleità, redatto con rigore, ottimi spunti ed un pizzico di inventiva… Una miscela esplosiva, l’ideale punto di partenza per una riflessione a tutto tondo, un articolo talmente ricco di contenuti che tutti (ma proprio TUTTI) dovrebbero leggere: chi per dare una sferzata di brio alla propria vita, chi per consolazione interiore, chi per trascorrere il tempo usufruendone adeguatamente senza sprecarlo in inutili facezie, chi per pura necessità, chi per ritrovare fiducia nell’attesa, energia nell’aspettativa, lungimiranza nell’indugio…insomma, LEGGETELO (e guardatene tutti gli inserti, contributi video e non: http://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2014/12/02/ostacoli-creativi)!

Il titolo scelto da Annamaria Testa (esperta in creatività e comunicazione, docente alla Bocconi di Milano e opinionista su Internazionale, nonché curatrice del sito Nuovo e utile – Teorie e pratiche della creatività e autrice dell’articolo in oggetto) è eloquente già di per sé: Ostacoli creativi non sembra aver bisogno d’ulteriori presentazioni. Di primo acchito potrebbe sembrare quasi un ossimoro, uno errore (orrore?) dettato da pura sbadataggine, un abbaglio concettuale, una mera svista frutto di una disattenzione più che madornale…eppure non è così. Annamaria ce lo dice sin dalle prime battute:

Molti pensano che la creatività abbia bisogno di una condizione di libertà assoluta e totale. Tuttavia, in assenza di vincoli esterni o autoimposti che ci obbligano a fare uno sforzo in più, noi tendiamo a replicare ciò che già, su questioni analoghe, ha funzionato in passato, oppure a perderci per strada. Per produrre “nuovo” pensiero abbiamo bisogno di ostacoli nuovi da superare.

In poche parole, l’essere umano si adagia ben presto sugli allori, si impigrisce dinanzi a quella che è divenuta oramai la condizione esistenziale più comune che ci sia, ovvero la “paralisi da eccesso di possibilità”. È davvero possibile sentirsi sopraffatti da troppe strade potenzialmente proficue? Come distinguere le une (quelle utili e benefiche) dalle altre (quegli infruttuosi vicoli ciechi, perdita di tempo ed energie, che prima o poi ci rallentano nel nostro libero fluire)?!

In un’epoca come la nostra, sfavorevole a ogni elogio della lentezza, dove tutto viene prodotto in quantità e rapidità, tralasciando spesso e volentieri (sigh!) qualità e ponderatezza in nome di quella smania di fare che ci caratterizza, si perde il gusto di assaporare con calma il presente, soverchiati da infiniti punti di domanda, tanti forse senza un perché, in un circolo vizioso di amarezza e frenesia. Capita (in un contesto non propizio come questo) che la nostra vita si puntelli di scadenze, termini, rinvii, impegni, proroghe, anticipi improvvisi, di fronte ai quali l’organismo non può che risentirne pesantemente.

Ho l’obbligo morale d’ammettere a me stessa e a voi tutti d’essere in prima linea, ogniqualvolta si parli di stress cronico, impotenza dinanzi alla necessità di organizzare il proprio castello di carte nei minimi particolari (pena il suo rovinosissimo crollo)…ma se fosse possibile cambiare atteggiamento? (Ed è possibile, certo.) E se si sublimasse in passione e energia quanto ci attanaglia, non staremmo forse meglio? Trovando un salutare sfogo creativo alla propria soffocante situazione, non ne gioverebbero tutti, tanto l’Io quanto l’Es, per non parlare del freudiano Super Io e della società nella sua totalità? Cittadini felici perché lettori, scrittori, agronomi, coltivatori, gastronomi, sommeliers, viticoltori, mangiatori patentati, piloti per puro piacere del rischio e della guida, fotografi provetti…e tutto questo indipendentemente dal talento e dal giudizio altrui! Ah, che bel mondo sarebbe, sano e foriero di continue novità!

D’altro canto, Annamaria Testa continua nel suo articolo, sostenendo che

(…) Le costrizioni ci offrono sempre un punto di partenza e materiali su cui lavorare (…) Gli ostacoli ci aiutano anche a esaminare il nostro compito in una prospettiva globale, spezzando le routine di pensiero.

In poche parole, la possibilità di dar libero sfogo alla propria creatività non solo deriverebbe da situazioni in cui il nostro ingegno viene messo a dura prova ma, al contempo, migliorerebbe anche le funzioni cognitive di ciascuno di noi, aumentandone flessibilità e capacità di pensiero sistematico…un paradosso in piena regola!

Lungi da me sorprendermi dell’imprevedibilità umana (in fondo, stupire è nella nostra natura, coi suoi annessi e connessi), ammetto di non riuscire a rimanere impassibile di fronte a quella che a mio parere è la miglior chiave di lettura per il raggiungimento della serenità, e lo dico ben conscia di non avere alcuna autorità né autorevolezza in materia, eppure…il “segreto della felicità” non può che essere il seguente: sublimazione tramite resilienza.

In psicologia, per “resilienza” si intende la capacità di affrontare cambiamenti e avvenimenti traumatici in maniera positiva; detta altrimenti, è quella facoltà tipica di certi individui di far fronte alle avversità infondendo nuovo slancio vitale alla propria esistenza, al di fuori di ogni ragionevole dubbio e al di là d’ogni rosea previsione. In breve, “resilienza” è la capacità di reinventarsi, ridimensionarsi e, infine, espandersi in svarianti orizzonti di senso, azione e pensiero.

Or dunque, ostacoli, fatevi avanti! Sento di non dovervi più temere, semmai ringraziare!

E intanto la vita va errando, in un continuo divenire…

 

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4 thoughts on “Resilienza in divenire

  1. l’essenza della “creatività secondo Annamaria Testa” le si evince dalle elucubrazioni riportate nel post, oggettivamente poste in essere con ammirevole coerenza, quando gli ostacoli latitano è sufficiente inventarseli. La creatività è, sostanzialmente, una proposta impalcata sulla criticità.

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    • Avere una propria coscienza critica, nutrirla avidamente e continuare a svilupparla a oltranza, sono piccole e semplici azioni che a lungo andare, col dovuto tatto e una certa accortezza, possono portare a risultati straordinari! Non posso che condividere e fare mia l’ultima frase che hai scritto: estremamente acuta, nonché di fine sottigliezza intellettuale!

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