Viva l’uguale libertà di espressione!

Esiste davvero quella piaga sociale (e, a quanto pare, intergenerazionale) del sessismo nella letteratura? Un articolo pubblicato sul “Corriere della Sera” (versione on-line) sembra sostenerlo a gran voce (vedi link http://27esimaora.corriere.it/articolo/aaa-donne-nei-premi-letterari-cercasi/). Bando alle ciance e ai sentimentalismi, ecco alcuni numeri e dati a portata di mano:

– nelle sue quasi 70 edizioni, il Premio più famoso d’Italia, lo Strega, è stato vinto da appena 10 donne, l’ultima delle quali nel 2003;

– per quanto concerne il Premio Bancarella, dal 1953 se lo sono aggiudicato solo 8 scrittrici;

– a ottenere il Campiello, sono state 10 donne in 51 edizioni.

Questa panoramica, abbastanza avvilente e scoraggiante, riguarda sì l’Italia ma anche tanti altri paesi (e i relativi concorsi letterari) tanto in Europa quanto al di fuori del Vecchio Continente: si tratta dunque di un problema, quello del “sessismo furioso“, che potrebbe essere esteso benissimo al mondo intero. Basti pensare allo stesso Nobel per la Letteratura che, dato il proprio respiro internazionalistico, dovrebbe far ben sperare le esponenti del gentil sesso…e invece no: altrettanto deprimente è anche l’elenco del più importante premio letterario del globo (solo 13 donne vincitrici contro 98 uomini).

Che sia disparità di genere istituzionalizzata oppure semplice pressappochismo da parte delle varie Accademie (davvero meritano la “a” maiuscola?), è inaccettabile: è mai possibile che non siano riconosciuti i nuovi talenti femminili della letteratura? Com’è che nessuna donna emerge per ricchezza d’animo, ricercatezza dello stile, cura del dettaglio e amore della parola?

Lontana dal propugnare l’istituzione di “quote rosa” all’interno di questo ambito, vorrei riscontrare da parte accademica più rispetto per il lavoro di quelle centinaia di grandi menti e donne che scrivono, si eprimono, si documentano, si informano e si dedicano interamente ai propri lavori, fatti di calamaio e pergamena, carta bianca e inchiostro, penna e fogli A4, pagina digitale e cursore lampeggiante.

Oramai si scrive in mille e più modi, si esprimono altrettanti concetti, si raccontano ancora più storie, eppure la critica letteraria non potrebbe essere più obsoleta e lontana dalla realtà come nell’oggi, hic et nunc. La disparità di genere non si verifica soltanto in politica, non si limita solo alle differenze salariali, né riguarda unicamente tutti quei concetti di “tetto di vetro” o “soffitto di cristallo” (il cd. “glass ceiling”) che la nuova branca della sociologia del lavoro propina per definire quei fenomeni di segregazione verticale delle donne nelle aree professionali a netta dominanza maschile: oggi come oggi, occorrerebbe chiedere, esigere e infine ottenere il riconoscimento delle fantomatiche pari opportunità anche nelle scienze, nella letteratura (per l’appunto) e, in genere, in tutte le attività intellettuali attualmente classificabili come tali, ovvero in tutte quelle manifestazioni in cui si estrinseca la Cultura, un concetto così generale eppure così palpabile, essendo la forma di Libertà più compiuta e sublime di cui l’umanità disponga.

Perchè non esiste alcuna pubblicità-progresso a riguardo? Cosa aspetta il mondo accademico a mobilitarsi in massa in una campagna di sensibilizzazione a favore dell’uguaglianza anche in questo campo?

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